
Reperti archeologici poco noti o del tutto sconosciuti, affreschi dimenticati e opere d´arte sottovalutate, musei di oggetti curiosi, oppure fuori dai circuiti tradizionali del turismo. «La Provincia» si propone di risvegliare la curiosità dei lettori attorno ad autentici "gioielli" dei territori di Como, Lecco, Sondrio e Varese che meritano di essere scoperti (o riscoperti), per diventare meta di itinerari non convenzionali. Prima tappa con le sculture del cimitero monumentale di Como, di cui ha parlato Luciano Caramel, quindi Mario Chiodetti ha raccontato dei "trulli lombardi" di Cazzago Brabbia (Va) e Angelo Sala ha illustrato la chiesetta "del Beato Serafino" di Chiuso (Lc). Oggi Cesare Piovan racconta i ritrovamenti di monete antiche nella Spina Verde (Como).
Aveva da poco smesso di piovere quando un giardiniere di San Fermo della Battaglia, Paolo Garuffa, percorrendo un sentiero che, all´interno del Parco della Spina Verde, risale verso la baita Monte Croce, notò qualcosa luccicare in un rivolo d´acqua.
Si trattava di una piccola moneta d´argento e l´uomo comprese che il ritrovamento poteva rivestire interesse, considerate le tante reliquie del passato che vengono ancor oggi restituite dalla dorsale collinare e dal sottostante pianoro di Prestino - San Fermo, sedi della Como antica.
Il sospetto era fondato in quanto, sottoposta, tramite la Società Archeologica Comense, al vaglio degli esperti, è risultato trattarsi di un denario romano di età repubblicana, recante il nome del magistrato monetario che ne curò la coniazione nell´82 avanti Cristo.
Magistrato il cui nome, Publio Crepusio, risulta sul verso della moneta che raffigura un cavaliere in atto di vibrare la lancia mentre sul dritto è raffigurata la testa di Apollo.
Per Como una vera rarità poiché la sola altra moneta romano-repubblicana era stata trovata a Prestino, nel 1993, raffigurante la testa di Roma ed i Dioscuri, gli eroi della mitologia greca Castore e Polluce. Coniata da Quinto Minucio Rufo, è stata datata, dall´esperto numismatico Leopoldo Pozzi, al 120 avanti Cristo.
Premesso che in età repubblicana il diritto di battere moneta spettava esclusivamente al Senato che lo esercitava attraverso i tresviri monetales, i tre magistrati sovrintendenti alla zecca, va detto che entrambe le monete sopra descritte provengono dalla zecca di Roma ma che la seconda presenta un motivo di particolare curiosità trattandosi di esemplare "suberato", vale a dire costituito da un tondello di rame rivestito da una sottile fodera di argento che, consumatasi in parte col tempo, ne ha rivelato l´interno.
Un falso dunque? Certamente, ma si trattava di un falso legalizzato poiché l´Erario romano, spinto da necessità finanziarie, a partire dalla disastrosa seconda guerra punica, non disdegnava di coniare monete dello stesso peso, dello stesso valore nominale e delle stesse caratteristiche esteriori di quelle antiche, ma dall´anima contraffatta.
Già in precedenza, peraltro, lo scavo archeologico di Pianvalle, sempre lungo le pendici della Spina Verde, aveva restituito una moneta suberata, anch´essa d´argento con l´anima in rame. Si trattava in tal caso di una dramma coniata nell´area celtica padana, risalente al III-II secolo avanti Cristo.
Ad imitazione delle monete greche di Marsiglia, riproduceva da un lato la testa di Artemide e, al rovescio, la figura di un leone stilizzato a tal punto da somigliare piuttosto ad uno scorpione.
Con la moneta di Pianvalle già abbiamo compiuto un salto all´indietro, in un tempo nel quale Roma era ancora lontana. Che addirittura nell´antica Como vi fosse una delle zecche della regione padana preromana lo ha ipotizzato l´archeologo Raffaele De Marinis, esperto di cose comasche, a seguito della scoperta in una buca, nei recenti scavi di Via Mantegna a Prestino, di alcune ciotole in ceramica di produzione locale, risalenti al V secolo a.C., con inciso il nome Sekezos.
Personaggio che, secondo lo studioso, rivestiva nella comunità un ruolo di rilievo tanto che il suo nome veniva impresso sulle ceramiche prima della cottura. Nome rapportabile a quello di Sekezu - che compare su alcune monete padane raffiguranti, ancora ad imitazione della monetazione greca, una civetta.
Argomenta in proposito il De Marinis che, a quell´epoca, era Como il centro di gran lunga più importante della Lombardia occidentale così che risulta probabile che sia stata proprio Como a battere le prime monete padane della storia.
Tanto importante da rappresentare, all´epoca, un centro di intermediazione e di traffici commerciali tra l´area di influenza etrusca e quella celtica transalpina.
Commerci di cui è testimonianza di straordinaria importanza il ritrovamento, negli scavi archeologici del 1985 in via Isonzo a Prestino, di una moneta d´argento della zecca etrusca di Populonia (l´attuale Piombino), la sola ad oggi ritrovata a nord dell´Appennino.
Documento prezioso e concreto dell´arrivo o del passaggio a Como di mercanti etruschi.
Moneta, raffigurante il volto di una Gorgone dalla lingua estroflessa ed il numerale X, che è oggi visibile, assieme alle altre qui ricordate, tra le collezioni del Civico Museo «Giovio».
Minute ma preziose ed eloquenti testimoni, nella loro sequenza, delle vicende storiche ed umane della Como antica dalla metà del millennio che precedette la nostra era sino ai primi secoli della romanizzazione.






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