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17 Marzo 2009 ARCHEOLOGIA
Fulvio Di Giuseppe Repubblica.it
Misteri sotto il mare Santa Pelagia, l´Atlantide della Daunia
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Finora è stata considerata solo una leggenda, ma adesso la città sommersa nel golfo di Manfredonia potrebbe rivelarsi una realtà. La storia di Santa Pelagia, l´agglomerato urbano nei fondali di Torre Rivoli e Zapponeta, si arricchisce di nuovi elementi. La leggenda prende le mosse nel quarto secolo dopo Cristo dalla morte di suor Pelagia, che indicò in sogno al settimo vescovo sipontino, Simplicio, il luogo esatto nel quale costruire la chiesa. Il tempio avrebbe avuto intorno varie costruzioni per i pellegrini, ma dell´intero complesso sarebbe sparita ogni traccia nell´anno Mille forse a causa di un terremoto. Nemmeno il ritrovamento di anfore e monete nelle acque della leggendaria città ha però convinto gli studiosi dell´esistenza reale di quell´agglomerato urbano. Troppo deboli le garanzie anche per Catherina Delano Smith, nota ricercatrice che negli anni ´70 ha curato il volume "Terra, vita e mutamenti sulle coste del Tavoliere". La leggenda, però, sta per intrecciarsi con la realtà. Almeno così la pensa Giovanni Simone, vicepresidente del Centro cultura del Mare di Manfredonia. Che annuncia: «I ricercatori dovranno ricredersi e approfondire i propri studi, perché abbiamo dei testimoni che spiegheranno come Santa Pelagia sia davvero esistita». I testimoni - pescatori che da tempo confermano di rinvenire basolati nel golfo - saranno presenti domani all´auditorium di Palazzo Celestini, sede del secondo meeting sulla cultura del mare e i beni archeologici marini, organizzato dal Lions club Manfredonia Host. «Monete e anfore potrebbero appartenere a relitti come è stato detto in passato - spiega Simone - ma il continuo ritrovamento di basolati nella zona e l´interessamento di studiosi tedeschi e inglesi non può essere sottovalutato e significa che esiste una città sommersa». A smorzare i toni e a parlare nuovamente di leggenda è, però, Giuliano Volpe, rettore dell´Università di Foggia e ordinario di Archeologia. «L´importanza del patrimonio sommerso è fuori discussione - sottolinea - ma attenzione a fantasticare e parlare di un´Atlantide nel litorale dauno». Tutti d´accordo invece sull´importanza di studi più approfonditi, col comune obiettivo di tracciare una priorità per gli interventi nella ricerca archeologica subacquea, col fine ultimo di realizzare una Carta del potenziale archeologico dell´Adriatico meridionale. Non solo Daunia, dunque, come dimostra l´impegno dell´Università di Foggia negli ultimi anni, orientato principalmente sul Progetto Liburna, per un approfondimento sull´archeologia subacquea in Albania. Non mancano però le aree locali riguardo le quali si è già consapevoli di dover agire. «Le zone di maggior interesse dove operare ricerche - spiega il rettore - sono Margherita di Savoia, Manfredonia e le Isole Tremiti». Un impegno che dovrebbe portare anche a campi scuola di archeologia subacquea. Sperando di trovare qualche "città sommersa".