

Esiste davvero il Necronomicon, il più noto tra i 'libri
proibiti' e mai ritrovati? Tra finzione letteraria, riferimenti
a miti e religioni dimenticate, scoperte più o meno attendibili
e verità arcane, sulle tracce di un mondo a metà tra
storia e mitologia fantastica.
Questa volta partiamo da quella che dovrebbe essere la domanda finale:
esiste o non esiste il famigerato "Necronomicon"?
Fa veramente parte dei cosiddetti "pseudobiblia" - cioè
dei libri che non esistono - oppure Howard Philips Lovecraft, il
"solitario di Providence", non inventò del tutto
i Miti di Cthulhu, Yog-Sothoth, l'arabo pazzo Abdul Alhazred e tutto
il vasto, incredibile Pantheon che pervade l"universo delle
sue affascinanti, inquietanti avventure letterarie?
Ma procediamo con la "calma" necessaria ad affrontare
un argomento in cui si mescolano finzione letteraria, riferimenti
a miti e religioni dimenticate, "scoperte bibliografiche"
più o meno attendibili e "impossibili scoperte archeologiche"
su cui sarebbe interessante indagare ancora un pò cum grano
salis ma con mente aperta.
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Howard Philips Lovecraft (1890- 1937), il 'solitario di Providence', che nei suoi suggestivi racconti 'gotici' inserì anche l'introvabile 'Necronomicon' |
Sarà bene precisare, innanzitutto, che non è certamente mia intenzione sostenere l"una o l'altra tesi: sostenere cioè - come spesso mi è capitato di leggere - che "finalmente" è stata rinvenuto nella solita, oscura e dimenticata biblioteca, un manoscritto che sembrerebbe essere "...la copia originale del diabolico testo proibito...", nè ho intenzione di sostenere a spada tratta che il "Necronomicon" è "sicuramente" uno "Pseudobiblion", fortunato termine proposto dallo scrittore Lyon Sprague de Camp per designare libri... inesistenti.
Libri, cioè, citati un pò ovunque, all'interno delle più svariate opere letterarie, ove vengono addirittura riportati brani interi del testo! Che, però, non è mai stato scritto!
Ho più volte sostenuto, in altre riviste - più o meno "di settore" - che non è mia intenzione diffondere il "verbo della Certezza": credo infatti sia più "salutare" e proficuo diffondere un sano "verbo del Dubbio". Con "parsimonia", però, perchè, come sostenne il matematico Henri Poincarè, "Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente confortevoli, giacchè ambedue dispensano dal compito di pensare."
E poichè, parafrasando appena l'Alighieri, "... fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza..." vorrei proseguire nella ricerca, in qualsiasi direzione, senza alcun pregiudizio, senza deleterie rèmore mentali, cercando pian piano di separare..." il grano dall'oglio", le informazioni, i dati sufficientemente "attendibili" da quelli sufficientemente... "sospetti".
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Un'immagine di Aleister Crowley, l'esoterista e mago agli studi del quale, probabilmente, si ispirò - tramite la moglie. Sonia Green - H.P. Lovecraft per 'inventare' (?) il suo 'Necronomicon'. |
Il destino di Lovecraft
Howard Philips Lovecraft nacque il 20 Marzo 1890 a Providence,
nel Rhode Island, figlio di Winfield Scott Lovecraft (1853-1898)
e di Sarah Susan Phillips (1857-1921). Quando Howard aveva appena
un anno, la famiglia Lovecraft si trasferì ad Auburndale, nel Massachusetts
e, successivamente, in altre località nei dintorni di Boston. Il
padre di Howard poco dopo dette segni di grave squilibrio mentale
e fu ricoverato in un ospedale psichiatrico di Providence: il futuro
scrittore si trasferì allora con la madre nella bella villa dei
nonni materni, ove ebbe modo di imparare precocemente a leggere
e di frequentare - più avanti - la vastissima biblioteca del nonno,
appassionandosi alla mitologia greca, al mondo classico ma anche
alle scienze, chimica e astronomia in particolare.
A causa della malferma salute e in seguito ad una brutta caduta,
abbandonò gli studi "regolari" dedicandosi però alle letture più
disparate e acquisendo una vastissima ed eterogenea cultura. Anche
nel campo delle cosiddette "conoscenze esoteriche", "proibite",
pur rimanendo - almeno apparentemente - profondamente scettico verso
il cosiddetto "occulto" e fondamentalmente "pragmatico".
Nel 1926 scrisse uno dei racconti che più interessano questa nostra
ricerca: "Il richiamo di Cthulhu", in cui cominciarono a delinearsi
gli elementi fondamentali di quello che costituirà il "multiforme"
e inquietante "Pantheon" che, pare, "trarrebbe" origine anche dalla
consultazione dell'esecrando "Necronomicon". Lovecraft morì a Providence
per un un tumore intestinale, il 10 Marzo 1937.
Gli affezionati lettori di Howard Philips Lovecraft - tra i quali
mi annovero - perdoneranno l'estrema sintesi nella descrizione della
vita e della vasta produzione letteraria dello strano "solitario
di Providence", ma vorrei subito arrivare al punto essenziale: quali
certezze, bibliografiche, storiche, archeologiche abbiamo riguardo
l'esistenza o meno di un libro "proibito", di un "Grimorio" come
il "Libro dei nomi Morti", del famigerato "Necronomicon"?
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Stampa ottocentesca in cui si vedono il Dottor John Dee e il suo medium Edward Kelley mentre compiono un rito necromantico, forse avvalendosi anche di testi in lingua 'enochiana', testi ai quali si ispirò, forse, anche Lovecraft... |
Le colonne di Irem
Innanzitutto, cosa significa "Necronomicon"? E poi, cosa è - o sarebbe
- il "Necronomicon"?
"Il termine Necronomicon (dal greco "nekros", cadavere; "nòmos",
legge; "eikon", immagine, vale a dire "Immagine, o Rappresentazione,
delle Leggi dei Morti") mi è venuto in mente nel corso di un sogno,
compresa l'etimologia ". Così si espresse lo stesso Lovecraft in
una lettera scritta all"amico Harry O. Fisher nel febbraio del 1937.
Ma era veramente in buona fede?
Crediamo di no, soprattutto alla luce di "indiretti" rapporti tra
Lovecraft e il noto Aleister Crowley, colui che amava farsi definire
"l'uomo più perverso del mondo" o la "Grande Bestia", la "Bestia
666" dell'Apocalisse di San Giovanni, cultore di studi "magici"
e - soprattutto - praticante la magia "enochiana" derivata anche
dagli studi di un altro grande cultore di "scienze proibite": il
dottor John Dee (1526 - 1608).
Vediamo come. Nel 1918, Aleister Crowley mentre era a New York per
conferenze sulla "magia", conobbe Sonia Green (1883-1972), giovane
e piacente immigrata ebrea interessata alla "magia cerimoniale"
e alle "esperienze di confine".
Crowley, molto verosimilmente, la iniziò anche alla "magia sessuale",
ai rituali basati sul tantrismo e a tutta una serie di conoscenze
fondate sulle esperienze che la "Grande Bestia" aveva fatto nel
campo dei rituali "enochiani" e delle esplorazioni dei trenta Aethyr
- spazi e realtà "multidimensionali, una sorta di "intermundia"
- descritte in uno dei suoi libri più interessanti, "The Vision
and the Voice".
Il 12 Marzo 1921, a Boston, quando Lovecraft aveva trentuno anni,
incontrò Sonia Green - di pochi anni più "anziana" ma sicuramente
più matura di lui - intrecciando con lei una relazione sul culturale
e, in seguito, sentimentale, sfociata nel 1924 in un matrimonio
che ebbe però breve vita.
Sempre nel 1921, nel breve racconto di Lovecraft "La città senza
nome" - inviato per la pubblicazione il 26 Giugno, pochi mesi dopo
aver conosciuto Sonia - compare per la prima volta il nome dell'arabo
"pazzo" Abdul Alhazred di San'a e il famigerato "Necronomicon".
Che, forse, vide la luce con il titolo Al Azif, tradotto in greco
da Teodoro Fileta con il nome che ormai lo ha reso noto.
Il fatto di aver parlato dell'arabo "pazzo" Alhazred e del "Necronomicon"
dopo l'incontro con Sonia Geen è solo una "coincidenza"? Inoltre,
qual'era la "città senza nome"? Forse si trattava della "mitica"
Irem Zhat al Imad, la "Irem dalle mille colonne", importantissima
nel pensiero "magico" arabo perchè si pensava fosse stata costruita
dai Jinn - entità "demoniache" del pantheon arabo - guidati da Shaddad,
il "Signore della tribù di Ad", sorta di giganti affini ai "Nephilim"
citati nella Bibbia?
"...E tutto il popolo che abbiamo visto in mezzo ad esso sono uomini
di statura straordinaria. E vi abbiamo visto i Nephilim, i figli
di Anac, che sono dai Nephilim: così che i nostri propri occhi eravamo
divenuti come cavallette; e così eravamo divenuti ai loro occhi..."
(Numeri, XIII, 32, 33)
Forse "Irem dalle mille colonne" - ricordata dal poeta Omar Khayyam
(quartina 272) e nello stesso Corano (Sura 89, 6) - era l'altrettanto
mitica "Ubar dalle colonne alte ", ricordata nel Corano, sepolta
dalle sabbie d"Arabia e conosciuta anche come "l'Atlantide del deserto"?
La Ubar cercata fin dal Medioevo da generazioni di esploratori messi
"fuori strada" dal banale errore di trascrizione di un amanuense
del monastero di Ebner il quale, nel 1460, nel copiare la mappa
tolemaica dell'Arabia aveva indicato la sua posizione a 78°
di latitudine anzichè a 87°?
La Ubar il cui popolo "...era dedito a tutti i peccati vecchi e
ne inventò di nuovi..."?
Oggi però Ubar non è più tanto "mitica" poichè - anche grazie ad
osservazioni satellitari e a immagini ottenute nel 1984 dalla navetta
spaziale Challenger - nel deserto di Rub"Al-Khali gli archeologi
hanno portato alla luce ciò che di essa resta, constatando come
fosse un'imponente città fortificata con otto torri, munita di mura
alte dieci metri e databile al 900 a.C.
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Il Dottor Roberto Volterri a Villa Mondragone (Frascati, a pochi chilometri da Roma), dove era conservato il Manoscritto Voynich |
Forse Lovecraft, attraverso la sua relazione con Sonia Green, venne a conoscenza di miti, di rituali, di linguaggi, di vicende a cui il "mago" Aleister Crowley aveva avuto accesso nei suoi studi sulla "magia enochiana" approfonditi nel dal dottor John Dee e dal suo "medium" Edward Kelly?
Forse introdusse parte di quei miti, parte di quel "blasfemo" Pantheon nei suoi racconti e "inventò" - per dare maggiore spessore "scientifico" alle vicende - il "poeta pazzo" Alhazred e il mitico "Necronomicon"? Che forse è esistito o esiste veramente, con altro nome, ma con gli stessi "blasfemi" contenuti...
Del Necronomicon si può dire tutto e, forse, il contrario di tutto, che non è mai esistito, che non esiste, che fu un'abile mistificazione letteraria di Lovecraft, oppure che quest'ultimo lo citò nei suoi racconti basandosi su "qualcosa" che avrebbe potuto benissimo leggere nella vastissima biblioteca del nonno, forse non il manoscritto originale, ma qualche cosa che fu redatto in tempi remoti incentrato su culti considerati "blasfemi".
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Immagine di quattro pagine del misterioso 'Manoscritto Voynich' ora conservato presso la Biblioteca dell'Università di Yale (USA) |
Il Manoscritto Voinych
Tutto ciò non si può dire, però, dell'altrettanto misterioso "Manoscritto
Voinych", la cui reale esistenza dovrebbe rendere plausibile anche
l'sistenza di altri manoscritti giacenti nel fondo di biblioteche
accessibili solo a pochi studiosi. Non sempre interessati, però,
a problematiche più o meno "esoteriche".
Attribuito da qualche studioso di crittografia a Ruggero Bacone
(1220 - 1292), francescano noto per i suoi interessi per la Magia
e le "scienze proibite", in realtà non si sa nè chi lo scrisse,
nè che cosa vogliano dire i bellissimi, eleganti testi che commentano
le figure di quel che "sembra" un erbario, perchè... non si sa in
quale lingua furono scritti!
Appare come un volume "in ottavo", quindi di 15x23 cm, e oggi consiste
di 204 pagine. Ventotto delle pagine originali pare siano andate
perdute.
Contiene molte figure artistiche di vegetali, piante medicinali
- che però... in gran parte non esistono! - insieme a molte mappe
astronomiche e a piccoli nudi femminili. Cercando di ricostruirne
la storia, quel che appare certa è l'esistenza di una lettera che
lo menziona, diretta al Rettore dell'Università di Praga, Johannes
Marcus Marci, indirizzata al gesuita Athanasius Kircher, noto ed
eclettico studioso di argomenti eretici ed esoterici.
Il misterioso e indecifrato manoscritto, nel 1666, entrò in possesso
dell'Imperatore Rodolfo II di Boemia e, successivamente, per oltre
due secoli si ricoprì di polvere nella vasta biblioteca del collegio
gesuita di Villa Mondragone, a Frascati, a pochi chilometri da Roma.
Nel 1912 fu acquistato dal librario antiquario americano, di origine
polacca, Wilfrid M. Voynich, dal quale prese il nome. Voynich inviò
una serie di fotografie del manoscritto a vari esperti di lingue
antiche e di crittografia, ma non ottenne alcuna traduzione dei
testi a commento delle illustrazioni.
Nessuna sapeva in quale lingua fosse scritto, anche se analisi statistiche
sulla frequenza con cui appaiono i simboli grafici - le "lettere"
che lo compongono - confermano che fu scritto in una lingua strutturata,
con una sua precisa "sintassi" e una sua "grammatica", diverse dalle
lingue indoeuropee, e invece stranamente simili, alle lingue polinesiane.
Alla morte del bibliofilo polacco, il "Manoscritto Voynich" fu conservato
dalla sua vedova e, nel 1960, dopo la scomparsa di quest'ultima,
fu acquistato dal munifico antiquario H.P.Kraus che, nel 1969, lo
donò alla Biblioteca dell'Università di Yale, dove è tuttora gelosamente
conservato presso la Beinecke Rare Book Library con il numero di
Catalogo MS 408. In attesa di essere decifrato.
Verità e menzogne
Possiamo paragonare lo pseudobiblion "Necronomicon" al misterioso
"Manoscritto Voynich"?
Possiamo pensare che nella biblioteca del nonno materno dove Howard
Philips Lovecraft iniziò i suoi "primi passi" di lettore onnivoro
- e dove tracorse quelli che lui stesso definì gli anni più tranquilli
e stimolanti della sua travagliata esistenza - abbia rinvenuto qualche
antico volume simile al "Manoscritto Voynich" e abbia tratto ispirazione
da esso per "inventare" il "suo manoscritto", il "Necronomicon"?
Possiamo immaginare "il solitario di Providence" chiuso nel suo
studio - con la strana abitudine di lavorare con tutte le finestre
serrate e le luci accese - intento a tentare di decifrare gli strani
glifi, le strane lettere, le incomprensibili parole di quel che
poi, forse, spacciò per "inesistente" prodotto del folle Abdul Al-hazred
vagante per i desolati deserti d'Arabia?
Ci riuscì? Immaginò soltanto l"inquietante pantheon di divinità
mostruoe e terribili che costellano i suoi racconti "da incubo"?
Oppure lesse veramente di culti dimenticati, di riti che egli definì
sempre "innominabili" e li inserì nelle vicende che la sua inesauribile
fantasia gli suggeriva?
Non sono pochi coloro che sostengono più o meno seriamente rapporti
quantomeno"strani" addirittura tra Lovecraft e il Governo degli
Stati Uniti per far recepire, lentamente, alle "masse" una cultura,
una filosofia, delle conoscenze frutto di "contatti" con realtà
"diverse". O, ancora, di effettuare un lavoro di revisione di manoscritti
altrui - cosa che egli fece per quasi tutta la sua esistenza - per
individuare personaggi utili alla "causa" governativa.
Personalmente nutro seri dubbi sulla consistenza, sulla attendibilità
di una simile ipotesi, ma l'ho voluta riportare ugualmente a testimonianza
di quali e quante possano essere le elucubrazioni derivate dall'opera
letteraria di un solitario, introverso e indiscutibilmente "strano"
scrittore di racconti "onirici" e fantastici.
C'è anche chi sostiene - basando le proprie asserzioni su studi
che sarebbero stati personalmente condotti nella Biblioteca Vaticana
durante ricerche sui Codici bizantini delle opere scientifiche di
Michele Psello - di essersi trovato di fronte ad una traduzione
greca, fino ad ora mai menzionata, del famigerato "Necronomicon
", scritto da un arabo il cui nome sarebbe non Abdul Alhazred ma
Abdul al Azraq (letteralmente "Abdul servo del Blu Oscuro" o "delle
Tenebre" ). Sarebbe, in questa sede, troppo complesso riassumere
il contenuto del libro che avvalorerebbe - mi si perdoni l"uso frequente
del condizionale, d"obbligo in questi casi - la reale esistenza
del libro: rimanderei perciò i lettori al volume di Pietro Pizzari
"Necronomicon" (Atanor, Roma 1993) che aggiunge un"altra curiosa
tessera al già intricato e complesso "puzzle" del "libro maledetto".
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Presunta pagina manoscritta del 'Necronomicon'. Fino ad oggi, il 'Necronomicon' viene annoverato tra gli 'pseudobiblia' , cioè tra i libri di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai veramente visto. Forse... |
Strane coincidenze
Per concludere vorrei citare a maggior riprova di quanto sia vasto
l'universo delle congetture, degli studi, delle ipotesi e, purtroppo,
anche delle frodi, riguardanti il "Necronomicon" - e le opere dei
suoi amici ed epigoni, quali August Derleth con il "Testo di R"lyeh"
a lui attribuito - un frammento di un volume che forse esisteva
prima dell'alluvione che colpì Firenze nel 1966: il cosiddetto "Fragmentum
Alchemicum Florentinum".
Secondo una "ricercatrice" che si firma Laura Bertini, nel 1912,
a Firenze, fu rintracciato il frammento di un manoscritto bizantino
conservato nella "Biblioteca Riccardiana" della città toscana. Il
frammento, di limitate dimensioni, avrebbe contenuto (non posso
esimermi, anche qui, dall"uso del condizionale) poche parole intellegibili
e fu presto dimenticato. Nel 1965 sarebbe stato fotografato per
poi andare perduto nel disastroso evento.
Ciò che sembra apparire strano alla "ricercatrice" fiorentina sono
alcune parole che farebbero riferimento al "deserto d"Arabia" (...arabiaz
erhmiaz poll...), a qualche "cosa" o località chiamata
"R LHEE" - (...r lhee...),
a qualcosa che "non è morto" - (...i nekron ouk esti oti er...)
e al "passare di eoni" - (...aionon diercomenon...):
non ci ricordano forse, queste parole, alcuni passi dei libri di
Lovecraft e in particolare il famosissimo distico attribuito al
misterioso arabo Alhazred: "Non è morto ciò che in eterno può attendere
e con il passare di strane ére anche la morte muore" ?
Si tratta anche in questo caso di una mistificazione simile a quella
attribuita allo scrittore di Providence? Esiste la "ricercatrice"
Laura Bertini? é veramente esistito quel piccolo, strano frammento
di manoscritto greco definito "Fragmentum Alchemicum Florentinum"
la cui scoperta fu riportata, sembra, nel giornale "La Nazione",
di Firenze, del 12 Maggio 1912?
Personalmente - come ho avuto anche modo di esporre in una recente
puntata di 'Voyager' (RAI 2) - non ho ancora smesso di indagare…
L'articolo è tratto da "Hera" numero 26 del Febbraio 2002. Riproduzione
autorizzata e limitata a questa occasione.
di Roberto Volterri
heramagazine@heramagazine.net
http://utenti.lycos.it/volterriroberto/




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